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Tumori: passi in avanti nella cura del cancro mammario “triplo negativo”

Si tratta del tumore femminile più temuto, ma gli scienziati hanno individuato Sacituzumab, un farmaco antitumorale efficace contro questo tipo di cancro

La scienza si muove per cercare una terapia efficace contro il tumore mammario più temuto: il triplo negativo. Così chiamato perché manca di recettori per gli estrogeni per il progesterone o del recettore Her2, che possono essere utilizzati come bersaglio per terapie mirate. Questo mese di novembre parte la prima campagna di sensibilizzazione promossa dagli oncologi italiani, che coinvolgerà tutte le associazioni di pazienti nel campo dell’oncologia, per fare in modo che le nuove terapie, come quella con gli anticorpi farmaco-coniugati di cui si è molto parlato nello scorso mese di giugno all’Asco di Chicago, arrivino prima possibile alle pazienti italiane. “Quando in fase avanzata – osserva Michelino De Laurentiis (Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale, di Napoli) – questo tumore è stato a lungo il vero tallone d’Achille della moderna oncologia. Solo recentemente il panorama terapeutico ha cominciato a cambiare. Oggi abbiamo l’immunoterapia, che va aggiunta alla chemioterapia nei tumori che esprimono il Pdl1, un marcatore di sensibilità immunologica presente in circa il 45-50% di tutti i triplo negativi; gli inibitori di Parp, terapia orale attiva nei tumori con mutazione ereditaria dei geni BRCA1 e 2 (che rappresentano circa il 15% di tutti i triplo negativi) e infine gli anticorpi farmaco-coniugati”. Questi sfruttano la capacità di un anticorpo in grado di andare a bersaglio nella cellula tumorale portando con sé, e liberando una volta dentro la cellula, un chemioterapico tanto potente da non poter essere infuso direttamente nel sangue. “Sono farmaci – continua De Laurentiis – con i quali si confida di poter dare un futuro, che prima non avevano, a tante pazienti, perchè queste nuove terapie promettono di allungare l’aspettativa di vita senza generare tossicità importanti. L’importante è fare presto, guadagnare tempo, bloccando la malattia e mantenendo al contempo una buona qualità di vita”. Sacituzumab è stato approvato dall’Ema nel novembre del 2021 e solo nello scorso agosto dall’ Aifa, “con un ritardo colpevole – secondo De Laurentiis – che va a influire negativamente sulla speranza di vita di migliaia di pazienti, anche perché a tutt’oggi sono poche le regioni che ne hanno deliberato il rimborso”. Per l’oncologo napoletano “dopo l’esame dell’Ema, il controllo del Cts dell’Aifa, che rifa le stesse procedure, non ha senso. L’Aifa dovrebbe limitarsi alla sola definizione del prezzo”.

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