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VIDEO | Calcio, tifosi in delirio a Crotone per l’arrivo della leggenda Franco Baresi

La bandiera rossonera e della Nazionale è stata ospite del Milan Club pitagorico Scritto da: FRANCESCO SIBILLA

Lui è il Milan. Vedi Franco Baresi e vedi il Milan. Più di Maldini, come Rivera. A 62 anni ha lo stesso fisico di quando, 25 anni fa, smise di giocare. Allo scorrere del tempo canaglia ha concesso solo qualche ruga in più a solcargli il viso. Ma una leggenda resta una leggenda, anche se sfiorisce. E Baresi è leggenda: non solo per il palmares, 6 scudetti, 3 coppe dei Campioni, 2 Intercontinentali, 3 Supercoppe Uefa, un Mondiale vinto senza scendere in campo un minuto, nell’82, un secondo ed un terzo posto da protagonista, con un grande torto. Perchè se è vero che gli dèi del calcio con lui sono stati magnanimi, dispensandogli lo straordinario talento, concesso a pochissimi, di capire in anticipo traiettorie, tempi, intenzioni e sviluppo del gioco e facendone uno dei più forti difensori di tutti i tempi, il 17 luglio del ’94 furono assai più che crudeli. È stato lui, come Bruno Conti due anni prima, il Nino di De Gregori, tradito ma non vinto da un dischetto. In “Libero di sognare”, l’autobiografia scritta per Feltrinelli vincendo introversione e ritrosia, anche quella leggendaria, per giornalisti, microfoni e celebrazioni, Baresi ha raccontato se stesso per testimoniare che il calcio è felicità, rifugio, libertà, istinto. I sentimenti dei bambini, sale e speranza dello sport e del mondo: a chi altri è più urgente rivolgersi?

La Nazionale maltrattata in Germania, l’adontarsi di Donnarumma a fine partita sono temi sui quali non vuole esprimersi. Non perchè lo ìrritino, ma per la sua natura schiva e taciturna, lontana dalle polemiche. I dolori, le avversità sono altre: nella sua testa non c’è spazio per le rievocazioni trionfali come per le storie senza lieto fine. Anche il più grande campione è, in fondo, un uomo.

Quando Baresi alzava al cielo le coppe dei Campioni vinte con Sacchi, Adolfo Covelli, presidente del Milan Club di Crotone, era un bambino. Quando lo ha contattato per portarlo a Crotone, il Milan aveva appena iniziato il percorso verso il suo 19° scudetto. In questi mesi, Covelli ha portato a termine diverse iniziative di solidarietà: la passione rossonera come pretesto, il desiderio di aiutare qualcuno come scopo.

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