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VIDEO | Elezioni Amministrative: c’era una volta la Calabria immobile

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Fino a pochissimi anni fa la società calabrese veniva ritenuta, non a torto, una delle più immobili d’Europa. Spesso, da quando il sistema di voto privilegia il maggioritario, cioè dal Mattarellum in poi, i calabresi hanno votato in direzione ostinatamente contraria a quella che prendevano il Paese ed anche le altre regioni meridionali. Da un paio d’anni, in particolare dalle politiche del 2018, le cose sembrano essere cambiate. Le comunali di Reggio Calabria e Crotone paiono confermare l’insofferenza sia nei confronti della politica d’apparato, sia ancora del partitismo. In una regione saldamente conservatrice e conformista, mai come ora sono da ritenere in bilico equilibri consolidati da decenni. A Reggio Calabria, per dirla tutta, ha vinto un uomo di partito, ma la rielezione di Giuseppe Falcomatà appariva tutt’altro che scontata solo fino a pochi mesi fa. Dopo il primo turno, il centrosinistra era avanti di poco meno di quattro punti, alla resa dei conti lo scarto è di più di 16 punti. Quando si è trattato di scegliere, e si è dissolto l’effetto della chiamata alle armi per il voto ai candidati consiglieri, non c’è stata partita. Facile per il vecchio-nuovo sindaco cavalcare l’immutabile hit della rielezione, il cambiamento nella continuità che fa gonfiare anche il petto del segretario del Pd, Zingaretti, mentre Minicuci dice di essere sorpreso da un responso così netto.

A Crotone, la vittoria di Enzo Voce è stata tumultuosa, sbalorditiva nelle proporzioni. Che il malcontento serpeggiasse si percepiva, che si manifestasse in maniera così fragorosa non lo aveva intuito alcuno, a dimostrazione che ormai nessuno tiene l’orecchio a terra per intercettare le istanze di cambiamento. Né il centrosinistra, disgregato ed astioso, ormai disperso, né il centrodestra, che trascurando il significato politico di quello che è accaduto il 4 marzo 2018 ha creduto che per vincere fosse sufficiente ammassare liste e richiamare reduci, delusi e perfino reprobi. Il primo turno ha solo dissimulato quello che stava per succedere. Il risultato finale assomiglia molto ad un esame di coscienza collettivo, lo scarto di 7 mila voti e di quasi 28 punti percentuali evoca toni da giudizio universale. Come se con questa delega plebiscitaria, assegnata con fiducia totale alla più classica espressione della cosiddetta società civile, i crotonesi dessero e si dessero un’ultima chance.

Francesco Sibilla

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