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VIDEO | Ergastolo ostativo: «Chi lo vuole, deve collaborare». Se n’è discusso a Catanzaro in un convegno

Presenti autorevolissimi magistrati ed ex magistrati. La contesa ruota attorno alla possibilità, anche per coloro che si sono macchiati dei reati più atroci, di poter accedere ad alcuni benefici di legge in virtù del fine rieducativo della pena

Lo aveva pensato e voluto Giovanni Falcone, unito al carcere duro, per contrastare con maggiore efficacia cosa nostra. E proprio dopo l’attentato in cui fu ucciso entrò a far parte del nostro ordinamento penale. Ma da tre anni, dopo due sentenze della Consulta e della Corte europea dei diritti dell’uomo che lo hanno messo in discussione, l’ergastolo ostativo è argomento che divide i giuristi ed il mondo politico. Ieri a Catanzaro, nell’auditorium della facoltà di giurisprudenza dell’Università Magna Grecia, su impulso di Fulvio Gigliotti, componente del Csm e docente di diritto privato dello stesso ateneo, dell’ergastolo ostativo si è discusso nel corso di un seminario, moderato dal nostro direttore editoriale, Massimo Tigani Sava, arricchito dalla presenza di autorevolissimi magistrati ed ex magistrati, da Bernardo Petralia a Gherardo Colombo. La contesa ruota attorno alla possibilità, anche per coloro che si sono macchiati dei reati più atroci, di poter accedere ad alcuni benefici di legge in virtù del fine rieducativo della pena. L’intervento d’urgenza del Governo di poco più di tre settimane fa ha indotto la Corte Costituzionale a restituire gli atti alla Cassazione: per il vice procuratore nazionale antimafia, Nino Di Matteo, l’esecutivo ha comunque mostrato sensibilità verso un tema delicatissimo poiché lo Stato non può né sottostare ad eventuali ricatti da parte delle organizzazioni mafiose, che secondo il magistrato palermitano continuano a nutrire alte aspettative, né pensare di non poter assicurare protezione a chi decide di collaborare con la giustizia.

Ad avviso del procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, esiste anche un difetto di comunicazione con le autorità di giustizia continentali nel senso che nel nostro Paese esistono più sfumature rispetto alle forme di criminalità organizzata di altri paesi, senza contare le specificità delle mafie delle regioni meridionali. Ed il discorso colo Governo sulle riforme che tanto sta a cuore del magistrato calabrese, non è ancora stato avviato.

Interviste:
Nino Di Matteo – vice procuratore nazionale Antimafia
Nicola Gratteri – procuratore della Repubblica di Catanzaro

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