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VIDEO | I soldi della ‘ndrangheta riciclati da un’avvocata in Ungheria: i dettagli dell’operazione

Otto arresti e tre interdizioni: è l'esito dell'operazione odierna, terza costola della maxi inchiesta "Rinascita-Scott"

L’indagine contro la ‘ndrangheta condotta stamattina dai carabinieri del Ros si é sviluppata in un contesto articolato di cooperazione internazionale di polizia e giudiziaria con autorità ungheresi, cipriote, francesi, danesi e britanniche e giudiziaria con il coordinamento di Eurojust, l’unità di cooperazione giudiziaria dell’Unione europea. La Dda di Catanzaro si è avvalsa inoltre della collaborazione dell’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia e del supporto finanziario dal progetto “@ON”. L’inchiesta, supportata da intercettazioni e dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, ha documentato l’appartenenza all’articolazione territoriale di ‘ndrangheta attiva su Sant’Onofrio di quattro persone, una delle quali, allo scopo di agevolare le attività di riciclaggio in favore della cosca, ha costituito una serie di società di diritto italiano, ungherese e cipriota fittiziamente intestate a terzi soggetti. Nell’ambito dell’indagine sono state anche ricostruite le dinamiche di una truffa, messa in atto nel 2017 dall’articolazione mafiosa, ai danni di investitori dell’Oman che hanno versato un milione di euro dietro la promessa di ottenere il 30% delle quote di una società cui era riconducibile un compendio immobiliare con sede a Budapest. È stato eseguito, inoltre, un sequestro preventivo di beni mobili e immobili per un valore di tre milioni di euro. Si tratta, in particolare, di cinque società immobiliari, quattro delle quali con sede a Budapest ed una a Milano; due immobili a Pizzo Calabro; uno yacht intestato ad una società ungherese e quattro veicoli immatricolati in Italia, oltre ad una serie di rapporti finanziari e conti correnti italiani e ungheresi.

C’è anche un avvocato ungherese tra le otto persone arrestate dai carabinieri del Ros. Il legale, destinatario di un mandato d’arresto europeo, è risultato intestatario del 50% delle quote di una serie di società di diritto italiano, ungherese e cipriota, che sono state sottoposte a sequestro, fittiziamente intestate a terzi soggetti e costituite da una delle otto persone che sono state arrestate. Società costituite, secondo l’accusa, allo scopo di agevolare le attività di riciclaggio in favore di una cosca di ‘ndrangheta che ha la sua base operativa a Sant’Onofrio, in provincia di Vibo Valentia.

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