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VIDEO | Immuni: come funziona tecnicamente e le differenze con le applicazioni social

Facciamo chiarezza sulla sicurezza dell'applicazione lanciata dal Governo per tracciare i contagi

L’Italia sta attraversando la seconda ondata dei contagi al Coronavirus: gli ultimi dati nazionali – riferiti alla giornata di domenica 18 ottobre – indicano 11.705 nuovi casi positivi; in Calabria, il bollettino diramato ieri pomeriggio dalla Regione indica 78 nuovi casi. Il Governo ieri sera ha approvato un nuovo Dpcm che contiene ulteriori regole tra cui una sorta di “coprifuoco” deciso dai sindaci, in piazze e vie a rischio assembramenti dopo le 21, didattica a distanza solo in situazioni critiche con possibili turni pomeridiani per le classi, e la sospensione degli sport a livello amatoriale.

Per cercare di arginare questo fenomeno emergenziale, lo stesso Governo a giugno ha rilasciato la app Immuni per avvertire gli utenti che hanno avuto un’esposizione a rischio; in Italia – al 17 ottobre, secondo quanto riferito dai dati presenti sul sito dell’applicazione – ad averla scaricata sono stati 8.976.355 utenti. Rimane, però, molta diffidenza da parte delle persone a scaricare la app, poiché è stato veicolato un messaggio non corretto riguardo proprio la funzionalità di Immuni. Per capirci di più abbiamo interpellato il dottore Andrea Mungari, laureato in Ingegneria Informatica, ingegnere del software e socio dell’azienda Nexev Srl, software house con base a Crotone che sviluppa applicativi gestionali per automatizzare processi industriali ed applicazioni mobile.

Il consiglio è quello di scaricare Immuni per consentire una maggiore tracciabilità e prevenire ipotetici focolai; come abbiamo visto, non contiene dati sensibili e la privacy delle persone non è a rischio.

Giuseppe Laratta

intervista:
Andrea Mungari – dottore in Ingegneria Informatica

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