domenica, 16 giugno 2024

VIDEO | Migranti: il complicato “caso” dei minori stranieri non accompagnati ospiti dei Cara

Sono stati rintracciati a Cariati, sui binari della stazione ferroviaria, mentre provavano a raggiungere Roma. La vicenda degli 8 minorenni eritrei che si sono allontanati dal Cara di S. Anna di Isola Capo Rizzuto, dov’erano stati trasferiti nei giorni scorsi dopo essere sbarcati a Lampedusa, accende i riflettori su una questione delicatissima: il funzionamento – o forse sarebbe meglio dire il mancato funzionamento – del sistema di accoglienza ai minori stranieri che arrivano in Italia da soli, dunque privi della tutela dei genitori.

Appena sbarcati vengono affidati ai rispettivi Comuni, e dai Cara (i centri accoglienza per richiedenti asilo) dovrebbero passarci al massimo solo per la prima identificazione.
Secondo quanto dispone il ministero dell’Interno dovrebbero, infatti, essere affidati ad appositi centri di prima accoglienza (dove non potrebbero comunque restare per più di 30 giorni) oppure – e sarebbe preferibile – ai centri di seconda accoglienza del cosiddetto Sai minori.
Ma siccome i posti dell’uno e dell’altro sistema di accoglienza sono poche centinaia, mentre secondo l’Unicef i minori non accompagnati arrivati in Italia nel 2022 sono stati più di 13mila, allora i più grandi (se grandi si possono definire i ragazzi dai 15 ai 17 anni) rimangono nei Cara anche per mesi.
In evidenti situazioni di rischio e promiscuità, in strutture quasi sempre sovraffollate e dunque incapaci di garantire le adeguate condizioni igienico-sanitarie; privi delle attenzioni di cui già un qualsiasi adolescente avrebbe bisogno, figurarsi loro che arrivano in una terra di cui non conoscono la lingua e le leggi, senza una famiglia alla quale appoggiarsi e dopo aver visto Dio solo sa cosa nei loro Paesi d’origine e nei viaggi che li portano in Italia.

Ai buoni propositi messi nero su bianco dai vari decreti migranti, dunque, come al solito non corrisponde la realtà dei fatti, che di tanto in tanto la cronaca porta alla luce. Come l’episodio di violenza sessuale denunciato qualche mese fa, o l’allontanamento dei minori eritrei. Ed è una realtà con la quale la Calabria deve fare i conti quotidianamente, coinvolta dal fenomeno tanto quanto la Sicilia. Mentre gli arrivi sulle nostre coste si moltiplicano – e sono già triplicati rispetto allo scorso anno – un iter lungo e farraginoso in pieno stile italico rallenta l’attivazione dei diversi percorsi di accoglienza che pure è la legge italiana a prevedere.
In un magma indistinto di competenze, si consuma così il più classico scaricabarile, in un rimpallo di responsabilità di cui fanno le spese – manco a dirlo – i più deboli ed indifesi. Ed anche dove sembra evidente la volontà di provare ad intervenire, ci si scontra con tutti i limiti di decreti evidentemente confezionati da chi non deve avere troppi contatti col mondo reale.
A questa situazione si aggiunge l’impossibilità di accedere all’interno Cara, che restano luoghi in cui solo pochissimi possono accedere (e quasi sempre dietro autorizzazione ministeriale) per documentare le condizioni di vita, i luoghi, i servizi. Anche quelli dei minori non accompagnati che nei Cara non ci dovrebbero stare.