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VIDEO | ‘Ndrangheta, vertice a Catanzaro tra DDA ed Interpol: «Minaccia globale»

Incontro tra il procuratore Gratteri, il vicecapo della Polizia Vittorio Rizzi, il vice direttore di Interpol Stephen Kavanagh, ed il segretario generale Jurgen Stock per fare il punto sul progetto I-Can (Interpol Cooperation Against 'Ndrangheta) che coinvolge forze di polizia italiane e di 10 Paesi

Stamattina, vertice operativo a Catanzaro dopo l’arresto, avvenuto ieri a Lisbona, del boss di San Luca Francesco Pelle, ritenuto il mandante della strage di Natale che, a sua volta, innescò la strage di Duisburg. Pelle è stato catturato grazie alla cooperazione tra le forze di polizia dei Paesi che fanno parte del progetto “I-can” (Interpol cooperation against ndrangheta), e che oltre all’Italia coinvolge Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Svizzera, Uruguay e Stati Uniti. In Italia per tre giorni d’incontri, stamattina hanno fatto tappa a Catanzaro il vice direttore esecutivo dell’Interpol, Steven Kavanagh, ed il segretario generale Jurgen Stock, oltre al direttore generale del dipartimento Pubblica sicurezza, il prefetto Vittorio Rizzi. La delegazione ha incontrato il procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, ed il questore, Mario Finocchiaro. In programma incontri coi magistrati della Dda di Reggio Calabria prima della tappa romana, presso la Direzione nazionale antimafia.

«La ragione di quest’incontro – ha dichiarato ai giornalisti Kavanagh – è quella di creare delle connessioni tra esperienze investigative per liberare questa meravigliosa terra dalla minaccia della ‘ndrangheta e capire in che modo essa allunga le mani sull’economia non solo locale, come del resto si osserva in America, Australia ed in diverse parti d’Europa. La nostra missione è quella di aiutare e di cooperare con gli investigatori italiani».

«E’ una visita che abbiamo organizzato da tempo – ha detto Gratteri – con l’organizzazione di respiro internazionale che tende a collegare i Paesi in cui c’è la ‘ndrangheta per creare uniformità di indirizzo, di approccio e tecniche di indagine. La nuova struttura tenderà anche a fare formazione per le Polizie che operano in zone in cui c’è la ‘ndrangheta. Dobbiamo creare corsi per omologare tecniche di indagine ma soprattutto per far conoscere la ‘ndrangheta, anche partendo dalla storia, e capire perché siamo arrivati ad assistere a un fenomeno mafioso sempre più forte e pervasivo». Per Gratteri è necessario innanzitutto «un approccio conoscitivo, storico e non pensare che le mafie agiscano tutte allo stesso modo. C’è un approccio criminale diverso anche all’interno delle stesse mafie italiane. Quindi è bene spiegare qual è la traccia da seguire». Sulla consapevolezza della pervasività del fenomeno all’estero, per Gratteri «siamo all’inizio, nonostante se ne parli da tanti anni».

«Siamo qui per discutere con Gratteri della progettualità I-Can – ha detto Vittorio Rizzi – I-Can ha già dato risultati e molti latitanti sono stati localizzati in giro per il mondo. Oggi è un fatto acquisito che la ‘ndrangheta sia diffusa in vari Paesi. Per contrastarla è necessario avere collaborazioni in tutto il mondo. I-Can è un progetto che stiamo conducendo con Interpol per effettuare, contro una minaccia globale, una lotta globale».

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