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VIDEO | Operazione “Alibante”: le mani della ‘ndrangheta sul turismo ed i legami con politica ed imprenditoria

Le dichiarazioni, a margine della conferenza stampa, del procuratore Nicola Gratteri e dell'aggiunto Vincenzo Capomolla Scritto da:

«Con questa indagine abbiamo dimostrato che la famiglia Bagalà ha rapporti diretti con i vertici della ‘ndrangheta di San Luca, come ad esempio la famiglia Pelle, con la ‘ndrangheta della Piana di Gioia Tauro, con i Mancuso. La famiglia Bagalà rappresenta lo ‘ndranghetista evoluto, che entra nel mondo dell’imprenditoria e ha rapporti diretti con la pubblica amministrazione di due Comuni, dove riesce a muoversi con disinvoltura». Sono le parole del procuratore della Repubblica di Catanzaro, Nicola Gratteri, a margine della conferenza stampa sull’operazione “Alibante” – portata a termine dai Carabinieri e coordinata dalla DDA – che ha visto coinvolte 17 persone (10 ai domiciliari e 7 in carcere) tratte in arresto con le accuse di associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, scambio elettorale politico-mafioso, corruzione, estorsione, intestazione fittizia di beni, rivelazione di segreti d’ufficio e turbativa d’asta. A far scattare le indagini – a quanto appreso – sono stati due imprenditori che si sono rivolti alla Procura che «sono stati per anni – ha dichiarato Gratteri – vessati, soffocati proprio dai Bagalà». Secondo quanto riferito alla stampa dal procuratore aggiunto Vincenzo Capomolla, «l’organizzazione criminale aveva ottenuto il controllo di interi settori dell’economia, in particolare nell’ambito turistico-alberghiero della costa Tirrenica del Lametino. Per fare questo, era riuscita ad intessere una serie di relazioni con esponenti istituzionali, imprenditori di riferimento organici alla cosca».

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