lunedì, 24 giugno 2024

VIDEO | Sanità, manifestazione pubblica per sollecitare la riapertura dell’ospedale di Siderno

E’ diventato un movimento spontaneo il dibattito sulla richiesta di attivare, come casa della salute, l’ospedale di Siderno. Una struttura chiusa da otto anni, anche se l’opera di svuotamento iniziò nel 2007, quando vennero chiusi alcuni reparti e soprattutto vi fu la scelta di individuare presso l’ospedale di Locri il reparto di chirurgia generale. Un gruppo di cittadini ha dato vita ad una manifestazione pubblica di protesta per sollecitare la riapertura del nosocomio in un momento in cui l’emergenza covid rende necessario il ripristino delle strutture che erano state dismesse. Del resto, il comprensorio della Locride è uno dei più vasti della provincia di Reggio Calabria, 42 comuni e circa 173 mila abitanti, che in questi anni hanno sopportato disagi notevoli per ottenere risposte alla domanda di assistenza. Oltretutto, le risorse per finanziare la casa della salute di Siderno sono già disponibili 9 milioni e 760 mila euro, previsti da una convenzione stipulata con la Regione Calabria nel 2013, e dunque neppure si tratta di un problema di carattere economico.

Ogni domenica mattina, i cittadini di Siderno che si sono attivati per questa causa torneranno a manifestare per chiedere più servizi sanitari sul territorio, dagli ambulatori di medicina generale a quelli di altre specialità cliniche. Da quando è scoppiata la pandemia, ovviamente il carico sull’ospedale di Locri è aumentato, ed i cittadini hanno dovuto fare ricorso sempre più spesso alla sanità privata. La casa della salute, se fosse stata aperta com’era stato progettato, avrebbe rappresentato un presidio di primaria importanza nel momento in cui sono cresciuti i contagi ed i ricoveri. Ma la convenzione siglata più di sette anni fa non è stata rispettata, e l’entrata in vigore del nuovo codice sui contratti pubblici ha reso necessario un aggiornamento. Nel febbraio del 2019 sono state approvate le verifiche sulla vulnerabilità sismica della struttura, ma da allora sono trascorsi altri 20 mesi e della casa della salute non s’è ancora vista la minima traccia. Finita la pazienza, adesso è il momento della protesta.

F.S.