mercoledì, 24 luglio 2024

Vino: le etichette calabresi “bandite” dai ristoranti del Nord Italia

A lanciare l'allarme è Gambero Rosso che ha provato a spiegarne il perchè

I vini del Sud, compresi quelli calabresi, non trovano spazio nei menù dei ristoranti del Nord Italia, che dedicano, invece, una lista lunga e dettagliata alle etichette delle regioni settentrionali. A lanciare l’allarme è Gambero Rosso che ha cercato nei ristoranti e nelle cantine di Milano e Roma vini calabresi, ma senza successo. Scorrendo la lista dei vini, secondo l’autorevole guida gastronomica, dopo aver trovato la Puglia, la Sardegna, la Sicilia, nessuna traccia della Calabria, accompagnata dal Molise. Eppure non c’è niente che non vada nei vini calabresi, anzi, tantomeno in quelli molisani. Secondo Gambero Rosso, si tratta di una questione storica, produttiva e culturale che condiziona i vini del Sud e le regioni cosiddette “minori”, insieme al pregiudizio dei ristoratori, che spesso preferiscono una pessima etichetta del Nord ad un ottimo Cirò.

Scavando nel passato, forse, questa mancanza di considerazione potrebbe derivare dal fatto che fino a qualche decennio fa la Calabria era “utilizzata”, se cosi si può dire, per compensare la scarsa produzione delle fredde regioni del Nord, tanto da essere definita “il vigneto d’Italia”. Quella che veniva fatta, quindi, era una produzione che puntava sulla quantità piuttosto che sulla qualità e solo pochi grandi produttori sconfinavano dalla Calabria per far conoscere le loro etichette. Ma da quindici anni a questa parte la situazione è cambiata e il Cirò ha conquistato la Denominazione di origine controllata e garantita. Il vitigno di punta resta il Gaglioppo, finalmente trattato a dovere dalle nuove generazioni di produttori, che hanno riscoperto l’importanza della viticoltura naturale. Qualche chilometro più a nord di Cirò, la Doc Terre di Cosenza sta raggiungendo ottimi risultati con il Magliocco, si inizia a parlare anche della doc di Bivongi e si sta avviando l’iter per riconoscere la doc Costa degli dei. Ma il pregiudizio nei confronti delle etichette calabresi resta, forse perchè la Calabria punta poco sulla comunicazione oppure punta troppo su certi prodotti, dimenticando che questa regione non è solo cipolla di Tropea e ‘nduja di Spilinga, ma tanto altro. Tutto questo assume connotati paradossali se si pensa che un tempo questa terra era chiamata Enotria, cioè terra del vino.