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Vino novello: in Calabria stappate diciottomila bottiglie (VIDEO)

Il ponte d’Ognissanti, com’è ormai tradizione, è stata l’occasione per stappare e degustare il vino novello, in attesa della maturazione dei prestigiosi vini calabresi che si stanno affermando sempre di più sul mercato. Il vino novello si abbina ai prodotti autunnali, in particolare castagne e funghi: nella vendemmia 2019, in Calabria è arrivato puntuale sulle tavole con circa 18 mila bottiglie prodotte come rende noto la Coldiretti nel sottolineare che il permesso alla vendita è scattato dal 30 ottobre scorso, secondo quanto è previsto dalla normativa nazionale. In Italia, il cosiddetto déblocage” è anticipato di tre settimane rispetto al concorrente francese beaujolais nouveau, che si potrà assaggiare solo a partire dal terzo giovedì del mese di novembre, e quindi quest’anno dal 21 novembre in poi. Coldiretti ha messo in evidenza che dopo gli exploit dei primi anni, quando fece registrare una rapida espansione lungo tutta la Penisola, toccando il picco dieci anni fa con ben 17 milioni di bottiglie, il vino novello è poi sceso progressivamente sino alle circa 2 milioni di bottiglie attuali. All’origine della diminuzione delle produzioni c’è una serie di fattori, a partire dalla limitata conservabilità che ne consiglia il consumo nell’arco dei prossimi sei mesi, fino alla tecnica di produzione, la macerazione carbonica, che è più costosa di circa il 20 % rispetto a quelle tradizionali. In Calabria, negli ultimi tre anni la produzione è rimasta pressoché stabile, e le nostre cantine hanno via via investito e puntato di meno su questa nicchia di mercato. L’associazione degli agricoltori spiega che gli stessi vitigni che negli anni passati rappresentavano la base del novello oggi vengono spesso utilizzati per produrre vini ugualmente giovani, ideali per gli aperitivi ma che non presentano problemi di durata. Il vino novello è leggero e deve le sue caratteristiche al metodo di vinificazione utilizzato, fondato sulla fermentazione carbonica di grappoli integri di uve che vengono poi spremute a distanza di una decina di giorni. Il vino che se ne produce è delicato: di solito si attesta sugli 11 gradi ma che può raggiungere anche i 12. Al di delle scadenze fissate, per i nostalgici ed i tradizionalisti l’apertura avverrà l’11 novembre, a San Martino, giorno in cui da sempre i contadini chiudono il bilancio di un anno di lavoro.

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