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Violenza sulle donne: “Com’eri vestita?”, in mostra gli abiti delle vittime a Trebisacce

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“E tu, com’eri vestita?”, la domanda che spesso le donne si sentono rivolgere nel momento in cui raccontano o testimoniano una violenza sessuale subita, è il titolo di una mostra ospitata dalla Commissione Pari Opportunità del Comune di Trebisacce, con il patrocinio dell’ente e in collaborazione con il Centro contro la violenza alle donne “Roberta Lanzino”. Tra gli abiti esposti ci sono anche quelli della ragazza violentata e uccisa nel 1988. La mostra “Com’eri vestita?”, che è stata inaugurata nello scorso mese di marzo a Milano, grazie al sostegno di D.i.Re” (Donne in rete contro la violenza) propone un percorso itinerante su scala nazionale che ha come prima tappa proprio Trebisacce. In esposizione ci sono gli abiti che riproducono simbolicamente quelli indossati dalle donne nel momento in cui hanno subito la violenza. Vestiti visti troppo spesso come “la causa” dell’abuso, come se un abbigliamento “seducente” potesse giustificare la violenza subita”.

Nel capoluogo lombardo la mostra, che approderà nei centri antiviolenza sparsi sul tertitorio nazionale, è stata visitata da migliaia di persone. All’inaugurazione, nei locali dell’ex Pretura di Trebisacce, hanno partecipato Antonella Veltri (vicepresidente nazionale della rete DiRe – Centri antiviolenza), Cinzia Gullace (operatrice di accoglienza centri antiviolenza – Roberta Lanzino), il sindaco di Trebisacce Franco Mundo, Maria Francesca Aloise, delegata comunale alle pari opportunità, e Valentina Adduci, presidente della commissione Pari opportunità.

«Non è un’esposizione di abiti – hanno sostenuto le volontarie dell’associazione Cerchi d’Acqua, che ne ha curato la realizzazione – né un viaggio qualunque, ma un percorso pensato, voluto e scelto con attenzione che si basa sull’esperienza più che decennale del nostro centro antiviolenza a fianco delle donne. Un progetto di conoscenza e di presa di coscienza attuato anche grazie al supporto di D.i.Re».

«Ancora oggi – ha detto il sindaco Mundo – ci sono donne che subiscono, spesso nel silenzio, violenza e che quando scelgono di denunciare tali barbarie vengono additate per il proprio comportamento o il proprio modo di vestire, quasi come se potesse giustificare un comportamento criminale. Siamo orgogliosi che un tale evento, di caratura nazionale, possa essere ospitato a Trebisacce».

Per la presidente Adduci «questa mostra non parla di una donna in particolare, non parla di un fatto di cronaca, di una notizia, parla di tutte le donne, di tutte quelle donne che hanno subito violenza e, oltre all’umiliazione di essere state violentate, subiscono l’umiliazione di essere giudicate per il loro abbigliamento».

«Abbiamo deciso di portare in giro per l’Italia questa mostra – ha sostenuto Antonella Veltri – perché, attraverso la rappresentazione dei vestiti che le donne indossavano e che hanno indossato, vuole rappresentare la possibilità che dalla violenza si può uscire. Dalla violenza si può uscire se si fa rete tra istituzioni e associazioni di volontariato». (Ansa).

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