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Voto, allarme anche dai Servizi segreti: attenti ai cyber condizionamenti

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Più che un appuntamento elettorale, quella del 4 marzo appare sempre più come la data fissata per una sorta di passeggiata in un campo minato. Questo voto – come più in generale il tema delle scelte politiche e pubbliche – è adombrato da diverse concrete minacce che incombono sulla libera determinazione dei cittadini, ed i segnali di allarme di tutti gli esperti di sicurezza e legalità si susseguono, in un sempre più inquietate silenzio di una politica che, secondo quanto rilevato da più parti, è irresponsabilmente impegnata, piuttosto, a utilizzare qualunque mezzo e qualunque argomento per fomentare lo scontro a scapito del confronto, l’approssimazione a scapito della progettualità, senza assumere chiari, concreti e granitici impegni in tema di legalità, di antimafia, di rispetto delle regole di ogni genere.

Dopo gli accorati appelli dei vertici della Magistratura, a cominciare dal procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo Federico Cafiero De Raho, fino al ministro dell’Interno Marco Minniti, che hanno segnalato senza mezzi termini il pericolo dell’inquinamento “mafioso” del voto, un nuovo allarme giunge dai Servizi segreti italiani che, nell’annuale relazione sulle politiche dell’informazione, delineano il pericolo di cyber attacchi finalizzati a condizionare le opinioni pubbliche.

“Gli strumenti di telecomunicazione e cyber possono svolgere un ruolo in un periodo elettorale e noi siamo particolarmente attenti: abbiamo messo a disposizione la nostra capacità e organizzazione per essere sempre presenti e attenti per evitare che la votazione subisca influenze negative” ha detto il direttore del Dis, Alessandro Pansa, presentando a Palazzo Chigi, assieme al Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, la relazione annuale dell’Intelligence.

Nel documento stilato dagli 007 si avverte, infatti, come in rete esistano concreti rischi su possibili campagne di influenza per orientare l’opinione pubblica. “La disamina degli eventi cyber occorsi a livello internazionale nel 2017 – è scritto nella relazione – ha portato all’attenzione anche il filone delle campagne di influenza che, prendendo avvio con la diffusione online di informazioni trafugate mediante attacchi cyber, hanno mirato a condizionare l’orientamento ed il sentiment delle opinioni pubbliche, specie allorquando queste ultime sono state chiamate alle urne”. “In particolare, tali campagne hanno dimostrato di saper sfruttare, con l’impiego di tecniche sofisticate e di ingenti risorse finanziarie – sottolinea il Dis -, sia gli attributi fondanti delle democrazie liberali (dalle libertà civili agli strumenti tecnologici più avanzati), sia le divisioni politiche, economiche e sociali dei contesti d’interesse, con l’obiettivo di introdurre, all’interno degli stessi, elementi di destabilizzazione e di minarne la coesione”.

Ma “a fronte del crescente grado di interconnessione che caratterizza le società moderne e di una minaccia che ha continuato ad essere sempre più sofisticata e persistente – sottolineano dal Dis -, l’architettura nazionale cyber ha conosciuto interventi di modifica miranti a potenziare ulteriormente le capacità di difesa cibernetica del Paese”. “Difendere lo spazio informatico è difendere il nostro territorio nazionale – ha rincarato Gentiloni -. La difesa dai rischi per la sicurezza informatica è la difesa dell’Italia”. E difendere l’integrità e la libertà del voto è difendere la democrazia e la legalità.

Olga Iembo

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