giovedì, 15 ottobre 2026

Guerra in Medio Oriente, timori per l’economia calabrese tra energia, export e turismo

Le tensioni internazionali in Iran, Libano e stretto di Hormutz richiedono attenzione

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L’instabilità internazionale legata al conflitto in Medio Oriente potrebbe avere ripercussioni anche sull’economia calabrese. A lanciare l’allarme sono le principali organizzazioni economiche della regione, che invitano a monitorare con attenzione gli effetti delle tensioni geopolitiche su costi energetici, trasporti e scambi commerciali.

La posizione di Confcommercio

Secondo il presidente di Confcommercio Calabria, Klaus Algieri, lo scenario attuale non è ancora allarmante ma richiede attenzione. Le tensioni nell’area dello Stretto di Hormuz, snodo strategico per il traffico petrolifero mondiale, stanno già producendo effetti sui mercati energetici e sulla logistica. Dopo alcune settimane di relativa stabilità, si è tornati infatti a una fase di incertezza che si riflette soprattutto sui prezzi dei carburanti e sull’energia.

Le prime rilevazioni indicano un aumento settimanale dei carburanti compreso tra il 5% e il 7%, con il prezzo tornato oltre i 2,10 euro al litro. In Calabria, dove gran parte delle merci viene trasportata su gomma, questo incremento si traduce immediatamente in maggiori costi di distribuzione e in un rialzo dei prezzi, in particolare per i prodotti freschi, con aumenti stimati intorno al 4% dovuti esclusivamente alla componente logistica. Anche sul mercato dell’energia si registrano nuove tensioni, con oscillazioni fino al 12% nei contratti a prezzo variabile che incidono direttamente sui bilanci di negozi, pubblici esercizi e piccole imprese del terziario.

Coldiretti Calabria

Preoccupazioni arrivano anche dal settore agricolo. Il presidente di Coldiretti Calabria, Franco Aceto, sottolinea come il rischio di un nuovo shock energetico sia concreto. Gli effetti della guerra tra Russia e Ucraina, infatti, non si sono ancora esauriti: negli ultimi quattro anni il costo dei fertilizzanti è aumentato del 46% e quello dell’energia del 66%. Un’ulteriore crisi internazionale potrebbe aggravare la situazione, incidendo sia sui costi di produzione sia sulla disponibilità di fertilizzanti e concimi, visto che dalle aree interessate dal conflitto proviene oltre il 25% della disponibilità globale e più di un terzo dei fertilizzanti utilizzati nel mondo.

L’aumento dei costi lungo la filiera agroalimentare rischierebbe inevitabilmente di riflettersi sui prezzi al consumo. I dati elaborati da Coldiretti su base Istat ricordano che, dopo l’inizio della guerra in Ucraina, l’inflazione media dei prodotti alimentari è passata dallo 0,6% del 2021 al 9,1% nel 2022 e al 10% nel 2023. Per questo, secondo Aceto, è necessario un intervento rapido anche a livello europeo per sostenere le imprese agricole e garantire stabilità e sicurezza alimentare, evitando ulteriori oneri come quelli legati al meccanismo ambientale Cbam.

Le previsioni di Unindustria Calabria

Un ulteriore elemento di incertezza riguarda gli scambi commerciali internazionali. Il presidente di Unindustria Calabria, Aldo Ferrara, evidenzia come la regione negli ultimi anni avesse iniziato a rafforzare la propria presenza sui mercati del Medio Oriente, con un export raddoppiato dal 2021 e nuove opportunità per i settori dell’agroalimentare, della meccanica e dei prodotti chimici.

Il prolungarsi del conflitto potrebbe però rallentare questi scambi, soprattutto considerando il ruolo strategico dell’Iran nel mercato petrolifero mondiale e il controllo dello Stretto di Hormuz, attraverso cui transita circa il 20% dell’offerta globale di petrolio. Uno scenario che potrebbe provocare nuove oscillazioni nei mercati energetici e finanziari.

Secondo Ferrara, se la crisi dovesse restare limitata nel tempo gli effetti economici sarebbero contenuti. In caso contrario, un conflitto più ampio potrebbe determinare ripercussioni più pesanti anche sul sistema produttivo, in particolare per un Paese come l’Italia fortemente dipendente dall’importazione di materie prime e di energia.

Infine, le tensioni internazionali potrebbero incidere anche sulla stagione turistica ormai alle porte. Un eventuale aumento dei costi dei trasporti aerei e ferroviari, avverte Confcommercio, rischierebbe infatti di influenzare la competitività della Calabria come destinazione turistica, proprio in un momento in cui la regione punta a rafforzare la propria attrattività sui mercati nazionali e internazionali.