Il 6 gennaio, giorno dell’Epifania, segna la conclusione delle festività natalizie e conserva un significato che va oltre l’aspetto religioso. È una data di passaggio, in cui sacro e tradizione popolare si intrecciano, restituendo una narrazione fatta di simboli, memoria e comunità
Al centro della ricorrenza cristiana c’è la manifestazione di Dio a tutti i popoli attraverso la nascita di Gesù. I Magi, spesso rappresentati come tre re, erano probabilmente sapienti e studiosi del cielo, guidati da una stella nella loro ricerca. I doni offerti al Bambino racchiudono un forte valore simbolico: l’oro richiama la regalità, l’incenso la dimensione divina, la mirra anticipa il mistero della Passione.

Racconti e leggende
Accanto alla liturgia, l’Epifania ha generato nel tempo racconti popolari che hanno dato forma alla figura della Befana. Una leggenda, diffusa anche in Calabria, narra di un’anziana donna che incontrò i Magi in viaggio verso Betlemme. Invitata a unirsi a loro, rifiutò inizialmente, trattenuta dalle proprie paure e abitudini. Solo in seguito, pentita della scelta, preparò un cesto di dolci e si mise in cammino. Non riuscendo a ritrovare i sapienti, decise di fermarsi in ogni casa lungo il percorso, donando qualcosa ai bambini, nella speranza che uno di loro fosse Gesù.
Significato
In Calabria questa figura assume un significato particolare, lontano dall’immagine della strega. La Befana richiama piuttosto la saggezza delle donne anziane, custodi della memoria e delle tradizioni familiari. Attorno al 6 gennaio sopravvivono riti antichi, come i falò dell’Epifania, e la condivisione degli ultimi dolci natalizi: turdilli, chinulille, frutta secca e agrumi.
Così l’Epifania diventa il momento in cui si chiude un ciclo e se ne apre un altro, tra passato e futuro, fede e cultura popolare.







