Enorme successo, straordinario successo: espressione molto spesso abusata, pret-à-porter, che va bene per ogni tipo di manifestazione. Che consola, a volte, anche se non è proprio rispondente alla realtà delle cose.
Indice di gradimento alle stelle
Beh, non è il caso della seconda edizione di Vinitaly and the city al Parco di Sibari: sebbene anticipata di oltre un mese rispetto alla prima – fine agosto-inizio settembre un anno fa, metà luglio quest’anno – la rassegna enogastronomica organizzata da Regione Calabria ed Arsac sotto le insegne di Veronafiere ha fatto registrare non solo l’atteso boom di accessi, ma soprattutto indici di gradimento altissimi. Delle tre in programma, la giornata di sabato è stata quella del grande assedio, suggellato dalla marea danzante durante il dj set di Ema Stokholma.
Quel che sbalordisce è che in appena due anni il vino sia diventato un potentissimo catalizzatore di iniziative ed eventi, a dimostrazione del fatto che in Calabria, fino a pochi anni fa, le potenzialità del settore erano state solo parzialmente esplorate e sfruttate: l’idea di Gianluca Gallo, di chiedere di trasferire in un’altra regione il fuori fiera già pensato per l’incantevole centro storico di Verona, è in fondo geniale nella sua semplicità, ma bisognava pensarci, impegnarsi a fondo, insistere, e poi lavorare senza risparmio, perché ci sono casi in cui l’insuccesso non può essere contemplato.
Appuntamento al 2026
Vinitaly and the city al Parco di Sibari è la dimostrazione che la Calabria possiede risorse, estro, capacità organizzative per attrarre grandi eventi, proporsi come paradigma, riscrivere la sua storia troppo spesso segnata dal pregiudizio. Che altre regioni italiane ora inseguano il modello calabrese testimonia la bontà del lavoro fatto finora. Gallo dà già appuntamento al 2026.
Vinitaly in Calabria: claim impronunciabile fino un paio di anni fa, e di cui nessuno si stupisce. Sissi Baratella è un fenomeno nel settore della comunicazione enologica e dell’organizzazione di eventi legati al food&wine: ha saputo coniugare l’esperienza dell’enologo (laurea con lode in enologia e viticoltura) all’innata capacità divulgativa, amplificata da un approccio dinamico, empatico, spiritoso. È veronese, ed ormai anche molto calabrese.







