Non un numero, ma volti e vite spezzate. I vescovi della Conferenza episcopale calabra intervengono dopo il ritrovamento, sulle coste della Calabria e della Sicilia, di almeno quindici corpi di migranti restituiti dal mare dopo i naufragi avvenuti nei giorni del ciclone Harry. Un bilancio drammatico che riapre il dibattito sulle politiche migratorie e sulla necessità di garantire vie di fuga sicure a chi scappa da guerre, persecuzioni e povertà estrema.
L’appello dei Vescovi calabresi
“Non si può valutare l’efficacia di una politica migratoria contando soltanto gli arrivi, senza considerare chi perde la vita”, affermano i presuli. “Il mare ci chiede conto, e quei morti ci chiedono conto. Non possiamo rispondere con il silenzio”.
Immagini che colpiscono
L’immagine che ha colpito maggiormente l’opinione pubblica è quella raccontata dal comandante della Guardia costiera di Tropea: un salvagente arancione tra le onde del Tirreno. Solo avvicinandosi si è compreso che attorno a quel giubbotto galleggiava il corpo di un uomo. “Quella macchia di colore nel grigio del mare – sottolineano i vescovi – è il simbolo di questo tempo: una vita che ha tentato di salvarsi e non ce l’ha fatta”.
Vescovi: “non abituatevi”
I presuli parlano con parole nette, definendo il silenzio una forma di complicità. “In quei corpi senza nome riconosciamo la dignità inviolabile di ogni essere umano”, scrivono, invitando i fedeli a non abituarsi alla conta dei morti, a non considerare “ordinaria amministrazione” il ritrovamento di un altro cadavere lungo le coste.
I dati delle migrazioni
A sostegno della loro denuncia citano i dati dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni: nei primi mesi del 2026 le vittime lungo le rotte migratorie del Mediterraneo sarebbero triplicate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Nel solo mese di gennaio si contano 452 morti, contro i 93 del gennaio 2025. Meno sbarchi, ma più decessi, spesso in naufragi che non fanno notizia.
La necessità di corridoi umanitari
Da qui la richiesta di attivare corridoi umanitari sicuri e legali per chi fugge da contesti di violenza e miseria, così da sottrarre migliaia di persone ai trafficanti e alle traversate su imbarcazioni di fortuna. “Dobbiamo aprire spazi di accoglienza prima di tutto nelle nostre menti e nei nostri cuori”, scrivono i vescovi, richiamando la comunità cristiana alla preghiera e a un impegno concreto contro l’indifferenza.
Un appello alle Istituzioni
L’appello si estende anche alle istituzioni italiane ed europee, chiamate – secondo la Conferenza episcopale calabra – a dimostrare coerenza con la tradizione di civiltà che pone al centro la tutela della vita umana. I presuli chiedono inoltre che le procure di Paola, Vibo Valentia e Trapani dispongano delle risorse necessarie per identificare le vittime e accertare eventuali responsabilità, affinché quei corpi restituiti dal mare non restino senza nome e senza giustizia.







