«Grazie per avermi dato una vita migliore; tutto quello che è successo è servito a darmi una vita migliore. Ciao mamma».
Parlava così, da dietro una finestra, ai funerali della madre Lea Garofalo. Era Denise Cosco, sua figlia, che è morta a 35 anni dopo essersi tolta la vita.
Lea Garofalo aveva scelto di ribellarsi alla ’ndrangheta e di collaborare con la giustizia. Una scelta pagata con la vita: nel 2009 fu uccisa dall’ex compagno Carlo Cosco, padre di Denise, che organizzò il delitto insieme ad alcuni complici. Lea venne attirata in una trappola a Milano, poi uccisa e fatta sparire.
Denise, allora appena ventenne, decise di seguire la strada della madre. Collaborò con gli investigatori, testimoniò contro il padre e si costituì parte civile nel processo che portò alla condanna di Cosco all’ergastolo.
Per anni ha vissuto sotto protezione, con una nuova identità e in una località segreta. Una vita lontana dalla normalità, segnata dalla perdita della madre e dal peso di una storia che aveva scelto di affrontare con coraggio.
Nel 2013, ai funerali di Lea organizzati a Milano, Denise volle comunque esserci. Rimase nascosta dietro una finestra, ma affidò a un altoparlante parole di amore e riconoscenza per quella madre che aveva scelto di combattere per darle un futuro diverso.
Domenica Denise si è lanciata da una finestra. Aveva 35 anni, la stessa età che aveva Lea quando venne assassinata.
Don Luigi Ciotti, che le è stato vicino negli anni, parla di una donna coraggiosa e sofferente, che ha cercato fino all’ultimo di trovare un equilibrio tra il desiderio di libertà e il peso di un passato impossibile da cancellare.







