giovedì, 15 ottobre 2026

Medici di base, Bruno propone la soglia dei 1.800 assistiti

La proposta di legge è stata presentata in Terza Commissione per far fronte alle difficoltà nell'assegnazione di medici nelle zone carenti

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Garantire un medico di famiglia ai cittadini che oggi faticano a trovarlo, attraverso una risposta condivisa dal Consiglio regionale. È l’obiettivo della proposta di legge illustrata questa mattina in Terza Commissione (Sanità e attività sociali e formative) dal consigliere Enzo Bruno, capogruppo di Tridico Presidente, per consentire ai medici di medicina generale delle aree disagiate della Calabria di accogliere, su base volontaria, fino a 1.800 assistiti.

 

Una carenza strutturale

«La proposta nasce da questa urgenza e da una carenza strutturale che colpisce soprattutto le aree interne», ha spiegato Bruno, richiamando le difficoltà nell’assegnazione delle zone carenti e gli avvisi che restano deserti per mancanza di medici. Una situazione destinata ad aggravarsi con i pensionamenti e che pesa soprattutto sulle comunità con una popolazione anziana e collegamenti difficili. Al centro dell’intervento, la richiesta di un’assunzione di responsabilità comune. «Il diritto alla salute nelle aree interne non ha colore politico. Per questo chiedo a tutti i componenti della Commissione di sottoscrivere la proposta come cofirmatari, dando un segnale unitario al Consiglio e facendo di questo testo l’espressione dell’intera Commissione».

«Il testo può certamente essere modificato e integrato. Sono favorevole a far proseguire questo percorso», ha evidenziato Bruno che – in questa direzione – ha proposto l’audizione del segretario regionale dell’organizzazione dei medici di famiglia.

 

I dettagli della proposta di legge

Il provvedimento, composto da sei articoli, prevede l’innalzamento del massimale fino a 1.800 assistiti nelle aree individuate dalla Giunta, con adesione volontaria e revocabile in qualsiasi momento. La misura opererebbe fino all’eventuale modifica dell’Accordo integrativo regionale sulla materia e comunque per un massimo di tre anni, prorogabile soltanto con una nuova legge.

«L’obiettivo è consentire a più cittadini di avere un medico di famiglia nei territori più fragili, senza spesa aggiuntiva», ha sottolineato Bruno. Il testo non modifica la disciplina dei compensi e prevede l’utilizzo delle risorse disponibili del Fondo sanitario regionale, nel rispetto del piano di rientro. La Giunta dovrebbe individuare le aree entro sessanta giorni, sentite ASP e sindacati, valutando carenza di medici, condizioni demografiche, orografia, viabilità e organizzazione dell’assistenza. Previsti monitoraggio e relazione annuale al Consiglio.

«Una maggiore assistenza di base può ridurre gli accessi impropri all’emergenza e all’urgenza, la mobilità passiva verso altre regioni e il ricorso a prestazioni specialistiche sostitutive», ha concluso Bruno, indicando nella proposta uno strumento per rafforzare l’accesso alle cure nei territori più fragili.